In Breve
- Cosa sta facendo Auditel per misurare la pubblicità al di fuori della TV?
- Auditel sta estendendo le sue misurazioni a cinema, outdoor e radio on demand.
- Qual è il progetto più avanzato di Auditel?
- Il progetto più avanzato riguarda la misurazione della pubblicità nelle sale cinematografiche tramite il codice Cusv.
- Qual è il rischio evidenziato da Lorenzo Sassoli de Bianchi?
- Il rischio di confondere la moltiplicazione delle tracce digitali con la moltiplicazione degli spettatori.
Auditel, l’ente di misurazione della pubblicità in Italia, sta ampliando la propria infrastruttura per includere la rilevazione degli spot pubblicitari non solo in televisione, ma anche nelle sale cinematografiche, sugli schermi esterni e nella radio on demand. Questo sviluppo segna un passo significativo verso una pubblicità più riconoscibile e misurabile, oltre i confini del tradizionale televisore.
Paolo Lugiato, direttore generale di Auditel, ha descritto l’azienda come un hub di sviluppo e ricerca al servizio dell’universo JIC (Joint Industry Committee). In questo contesto, Auditel sta collaborando con diversi partner, tra cui Audicom, Audimovie, Audiradio e Audioutdoor, per costruire strumenti condivisi che rispondano alle esigenze di un mercato pubblicitario sempre più integrato.
Il progetto più avanzato riguarda il cinema, dove il comitato tecnico di Audimovie sta lavorando alla rilevazione della pubblicità nelle sale cinematografiche attraverso l’uso del Cusv, il codice univoco dello spot video. Sebbene non sia ancora operativo, questo progetto rappresenta un passo importante verso una misurazione più accurata della pubblicità cinematografica.
Per quanto riguarda le campagne pubblicitarie esterne, i risultati preliminari del lavoro con Audioutdoor mostrano possibilità promettenti per l’impiego del codice Cusv anche in questo ambito. Tuttavia, sul fronte cartaceo, l’applicazione del codice rimane una prospettiva futura e non una rilevazione attualmente disponibile.
Con Audiradio, il gruppo sta sviluppando soluzioni per riconoscere e misurare gli ascolti in differita o on demand, utilizzando tecnologie di riconoscimento audio già in uso per la televisione. Parte di questa infrastruttura condivisa è già operativa: Audicom, ad esempio, utilizza da due anni l’apparato tecnico di Auditel per reportare gli ascolti delle partite di Serie A e per distribuire i dati di ascolto di Dazn al mercato.
Inoltre, è in corso l’adozione della tecnologia di rilevazione di Auditel sulle proprietà digitali dell’ecosistema Audicom, un’integrazione destinata a alimentare Audicom Census e a includere dati pubblicitari e fruizione sulle televisioni connesse.
Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Auditel, ha messo in guardia sul rischio di confondere la moltiplicazione delle tracce digitali con la moltiplicazione degli spettatori. Ha sottolineato che un dispositivo non equivale a una persona e un’impression non rappresenta sempre una relazione autentica. Per illustrare questo concetto, ha citato l’esempio di “Anna degli Schermi”, una persona che segue lo stesso contenuto su diversi dispositivi, generando segnali diversi ma rimanendo la stessa persona. La ricerca deve quindi ricomporre questi percorsi, evitando duplicazioni e rispettando la privacy degli utenti.
Un’analisi condotta da Sensemakers ha rivelato che, a maggio 2026, la televisione connessa raggiungeva mensilmente 35,4 milioni di individui in Italia, corrispondente al 65,3% della popolazione televisiva. Questo dato evidenzia la crescente competizione per l’attenzione del pubblico su più schermi.
Marco Travaglia, presidente di Upa, ha anche richiamato l’attenzione sul recente allargamento della governance di Audicom, con l’ingresso del nuovo socio Anitec-Assinform, che rappresenta giganti del settore come Google, Amazon, Netflix e Disney. Questo sviluppo segnala un cambiamento significativo nel panorama del mercato pubblicitario, portando a un livello di competizione completamente nuovo.
