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  • Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato da record e un piano ESG ambizioso

    Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato da record e un piano ESG ambizioso

    In Breve

    Qual è il fatturato di Oropan?
    Oropan registra un fatturato superiore a 48 milioni di euro.
    In quanti Paesi esporta Oropan?
    Oropan esporta i suoi prodotti in 26 Paesi.
    Quali sono gli obiettivi del Piano Strategico ESG 2026–2029?
    Il piano prevede l'azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e una riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029.

    Oropan, un nome che rappresenta l’eccellenza del pane Made in Italy, ha raggiunto traguardi significativi nel panorama internazionale, esportando i suoi prodotti in ben 26 Paesi e registrando un fatturato che supera i 48 milioni di euro. Nel 2025, l’azienda ha visto una crescita dell’export di quasi 11 punti, evidenziando la crescente domanda per i suoi prodotti di alta qualità.

    Guidata da Lucia Forte e dai suoi fratelli, Oropan ha fatto della sostenibilità la propria missione. L’azienda ha adottato una governance evoluta e ha implementato il metodo della doppia materialità, che permette di misurare l’impatto delle proprie attività sia dal punto di vista economico che sociale. Il Piano Strategico ESG 2023–2025 ha già realizzato oltre il 90% delle 101 iniziative previste, dimostrando un forte impegno verso il miglioramento continuo.

    Tra i risultati ottenuti, Oropan ha generato 17.000 ore di formazione per il proprio personale e ha visto un incremento della presenza femminile nel proprio organico del 162,5%, azzerando il turnover femminile. Inoltre, l’azienda ha ridotto le proprie emissioni e i rifiuti, eliminando oltre 43.000 kg di plastica dagli imballi primari.

    Oropan ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno nella qualità e nella sostenibilità, tra cui 18 certificazioni di qualità, il Rating di Legalità con il massimo punteggio e la medaglia d’argento EcoVadis. Quest’ultima certificazione colloca l’azienda nel 5% delle migliori realtà del settore a livello mondiale, valutata su criteri di ambiente, etica, pratiche lavorative e tutela dei diritti umani.

    Il nuovo Piano Strategico ESG 2026–2029 si propone obiettivi ambiziosi: l’azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e una riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029. Inoltre, l’azienda punta a utilizzare energia da fonti rinnovabili, a rendere il packaging completamente sostenibile e a promuovere l’agricoltura rigenerativa. Il piano prevede anche la digitalizzazione della filiera e lo sviluppo di nuovi prodotti nutrizionali, accompagnati da iniziative di crescita professionale e welfare aziendale.

    Il pane di Oropan non è solo un prodotto alimentare, ma rappresenta un pezzo di cultura italiana e un simbolo della dieta mediterranea. L’azienda si impegna a mantenere viva l’identità culturale legata al pane, valorizzando la filiera certificata e dimostrando la solidità e la continuità del proprio modello industriale.

  • Investimenti delle aziende italiane all’estero: resilienza nonostante le sfide globali

    Investimenti delle aziende italiane all’estero: resilienza nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle aziende italiane intende investire nei mercati esteri nel 2026.
    Come viene percepito il made in Italy all'estero?
    Il 40% delle aziende considera il clima di mercato per i prodotti italiani come 'molto positivo'.
    Quali sono i principali fattori che influenzano gli investimenti?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori più critici, citati dal 57% delle aziende.

    Nonostante le sfide globali come dazi, politiche protezionistiche e l’aumento dei costi di materie prime ed energia, le aziende italiane attive all’estero dimostrano una forte propensione a investire. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha analizzato il sentiment delle imprese attraverso la rete delle Camere di commercio italiane all’estero.

    Secondo il report, il 40% delle aziende intervistate considera il clima di mercato per i prodotti italiani come «molto positivo», con una domanda in crescita. Un ulteriore 49% lo giudica «positivo, ma più selettivo», mentre solo il 3% mostra un atteggiamento più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda dell’area geografica: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra un quadro stabile e un atteggiamento prudente.

    In termini di investimenti, il 51% delle imprese ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più cauto. Solo il 3% ha segnalato una riduzione dell’esposizione. Analizzando le risposte per area, si nota che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa prevale una maggiore prudenza: il 39% è orientato a nuovi investimenti, mentre il 33% adotta strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le scelte d’investimento, i costi energetici e delle materie prime risultano i più critici, citati dal 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà delle imprese intervistate ha indicato la strategia di medio-lungo periodo come prioritaria, mentre il 29% ha sottolineato l’importanza della scelta del partner locale e il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Tra i concorrenti più citati dalle aziende italiane figurano la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Per affrontare le sfide del mercato, le aziende chiedono misure concrete, come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027. Di questi, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, mentre nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che il made in Italy è ancora percepito come un simbolo di qualità e reputazione, ma ha avvertito che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali è fondamentale mantenere una presenza continua, conoscere le regole locali, scegliere partner affidabili e adattare il modello commerciale per costruire strategie di medio-lungo periodo. La qualità, ha concluso, deve essere vista come il punto di partenza e non come il punto di arrivo.