Investimenti nelle Scienze della Vita: L’Europa a un Bivio tra Innovazione e Competitività

In Breve

Quali sono i principali paesi che attraggono investimenti nelle scienze della vita?
Gli Stati Uniti e la Cina sono i principali paesi che attraggono investimenti nelle scienze della vita.
Qual è la situazione attuale degli investimenti in Europa?
In Europa, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono scesi al 30-31% a causa di decisioni politiche sfavorevoli.
Come si sta muovendo l'Italia in questo contesto?
L'Italia è a un bivio, con gran parte della spesa sanitaria dedicata all'assistenza acuta anziché alla prevenzione.

Nel panorama globale delle scienze della vita, gli investimenti si stanno rapidamente spostando verso Stati Uniti e Cina, creando preoccupazioni per la competitività dell’Europa. Patrik Jonsson, executive vice president di Eli Lilly e presidente di Lilly International, ha recentemente sottolineato questi sviluppi, evidenziando come la Cina abbia migliorato il proprio quadro normativo, accelerando approvazioni e rimborsi, e trasformandosi da produttore di farmaci “me-too” a leader nell’innovazione.

Negli Stati Uniti, i tempi di approvazione rimangono rapidi, garantendo un’ampia accessibilità alle terapie. In contrasto, in Europa, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono scesi al 30-31%, una situazione che Jonsson attribuisce a decisioni politiche degli ultimi vent’anni che hanno ostacolato l’adozione di innovazioni nel settore sanitario.

Un esempio di come le politiche possano favorire l’innovazione arriva dal Regno Unito, che ha recentemente adottato misure per migliorare l’accesso ai farmaci innovativi. Queste includono un incremento della soglia di costo-efficacia del 20-25% e un aumento della spesa per farmaci innovativi dallo 0,3 allo 0,6% del PIL pro capite. L’obiettivo è attrarre investimenti in ricerca e sviluppo, sperimentazioni cliniche e produzione.

L’Italia, pur mantenendo una solida base scientifica e importanti presenze industriali, come lo stabilimento di Sesto Fiorentino, si trova a un bivio. Attualmente, circa l’80-85% della spesa sanitaria è destinata all’assistenza acuta, mentre solo una piccola parte è dedicata alla prevenzione e all’intervento precoce. Questo approccio ha portato a un accesso ai nuovi farmaci che risulta relativamente più lento rispetto ad altri Paesi europei.

Per rafforzare il proprio ruolo nel settore, l’Italia deve passare da un sistema sanitario basato sui costi a uno che valorizzi l’efficacia e l’innovazione. Jonsson sottolinea l’importanza di adottare una visione macro e olistica della sanità, privilegiando la prevenzione per ridurre complicazioni e comorbidità. Interventi precoci sono cruciali, soprattutto in un contesto di invecchiamento della popolazione, e richiedono una valutazione dei farmaci innovativi che non sia isolata.

Un esempio pratico di buone pratiche è fornito dalla Lombardia, dove l’obesità è riconosciuta come malattia cronica. La regione ha sviluppato una rete di centri specialistici e ha garantito l’accesso ai farmaci per l’obesità quasi immediatamente dopo l’approvazione da parte dell’EMA. Inoltre, è prevista per l’inizio del 2026 una legge che destinerà risorse specifiche a questo tema.

Per gestire la crescente incidenza di pazienti obesi, è fondamentale raggiungere un consenso sul carattere cronico dell’obesità, sviluppare centri specialistici diffusi e garantire l’accesso ai nuovi trattamenti, accompagnato da risorse adeguate per il rimborso.