Tag: economia

  • La BCE mantiene i tassi d’interesse invariati: analisi della situazione economica attuale

    La BCE mantiene i tassi d’interesse invariati: analisi della situazione economica attuale

    In Breve

    Quali sono i tassi d'interesse attuali della BCE?
    I tassi d'interesse della BCE sono: 2,25% sui depositi, 2,40% sui rifinanziamenti e 2,65% sui prestiti marginali.
    Quando è prevista una possibile revisione dei tassi?
    Una possibile revisione dei tassi è attesa a settembre 2026.
    Qual è la situazione attuale dell'economia europea?
    L'economia mostra segnali di miglioramento, ma il conflitto in Medio Oriente continua a frenare la crescita.

    La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato, nella riunione di luglio, di mantenere invariati i tassi d’interesse. Il tasso sui depositi resta fissato al 2,25%, il tasso sui rifinanziamenti principali al 2,40% e il tasso sui prestiti marginali al 2,65%. Questa decisione, presa all’unanimità, arriva dopo un incremento di un quarto di punto avvenuto nel mese di giugno.

    Christine Lagarde, presidente della BCE, ha sottolineato l’importanza di monitorare attentamente i dati economici e le prospettive di inflazione. Nonostante alcuni governatori abbiano espresso riserve riguardo a un ulteriore rialzo dei tassi, non si esclude la possibilità di un aumento già a settembre. Lagarde ha evidenziato che l’istituto centrale sta valutando i potenziali effetti di secondo turno, i quali, al momento, non sembrano manifestarsi.

    Le proiezioni per il mese di settembre dovranno considerare attentamente l’andamento dei prezzi di petrolio e gas. Gli attacchi recenti nel Mar Rosso, sebbene allarmanti, non hanno influenzato la decisione di luglio, poiché le prospettive per i prezzi dell’energia rimangono altamente variabili, ma si allineano con lo scenario di base delineato nelle proiezioni di giugno, rimanendo comunque superiori ai livelli pre-conflitto in Medio Oriente.

    La BCE ritiene che, al momento, non ci sia necessità di un intervento immediato sul costo del credito, pur mantenendo un monitoraggio attento dell’incertezza economica e dell’impatto inflazionistico derivante dallo shock energetico, il quale deve ancora manifestarsi pienamente. Nel secondo trimestre, l’attività economica ha mostrato segnali di miglioramento, con un recupero nei settori dei servizi, nonostante il conflitto in Medio Oriente continui a frenare la crescita.

    A maggio, il tasso di disoccupazione si attestava al 6,2%, vicino ai minimi storici. Tuttavia, le offerte di lavoro sono diminuite e le aspettative di imprese e famiglie indicano un mercato del lavoro più debole rispetto ai periodi precedenti al conflitto. Gli indicatori anticipatori suggeriscono una crescita modesta nel breve termine, ostacolata dallo shock energetico e dalle incertezze, mentre i fondamentali per la crescita nel medio periodo rimangono intatti, sostenuti da consumi, investimenti in nuove tecnologie e spese pubbliche in difesa e infrastrutture.

    Lagarde ha ricordato la flessione dell’inflazione registrata a giugno, avvertendo però che gli shock energetici continuano a contribuire all’aumento dei prezzi. Le aspettative di inflazione a breve termine rimangono elevate, mentre quelle a lungo termine si attestano attorno al 2%. La BCE prevede che la dinamica dei prezzi rimarrà sopra l’obiettivo fino alla prima metà del 2027, per poi diminuire grazie a un previsto calo dei prezzi dell’energia e a una crescita più contenuta.

    I rischi per la crescita sono orientati al ribasso, mentre quelli per l’inflazione si presentano al rialzo. Le condizioni finanziarie sono diventate leggermente più rigide rispetto all’ultima riunione, a seguito dell’aumento di giugno, e nel linguaggio del Consiglio direttivo è scomparso il riferimento ai rischi «bilanciati». Lagarde ha inoltre escluso la possibilità di lasciare l’incarico prima della scadenza del mandato nel settembre 2027, affermando che «quando ci sono nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave».

    Infine, Lagarde ha accolto con favore l’adesione delle banche centrali di Bosnia e Montenegro alla piattaforma per pagamenti istantanei basata sulla tecnologia TIPS, con Albania, Kosovo e Macedonia del Nord previste a novembre. Ha ringraziato la Banca d’Italia per il ruolo svolto in questo processo.

  • Andy Burnham: Nuovo Premier del Regno Unito e Promesse di Riforma

    Andy Burnham: Nuovo Premier del Regno Unito e Promesse di Riforma

    In Breve

    Chi è Andy Burnham?
    Andy Burnham è il nuovo premier del Regno Unito, noto per il suo ruolo di sindaco di Manchester.
    Quali sono le promesse di Burnham come premier?
    Burnham promette un nuovo modello economico, maggiore autonomia per le regioni e un piano per ridurre il costo della vita.
    Cosa ha detto Keir Starmer nel lasciare il suo incarico?
    Starmer ha definito il suo lavoro "finito" e ha espresso orgoglio per i risultati ottenuti durante la sua leadership.

    In un momento cruciale per la politica britannica, Andy Burnham è stato ufficialmente incaricato da Carlo III di formare un nuovo governo, dopo le dimissioni di Keir Starmer. Burnham, noto come il “Re del Nord” per il suo successo come sindaco di Manchester, ha pronunciato il suo primo discorso da premier con l’intento di restituire stabilità al Paese.

    Burnham ha sottolineato la sua ambizione di introdurre un “nuovo modello economico e politico” che prevede un maggiore controllo pubblico delle risorse e un piano di reindustrializzazione. Tra le sue priorità, il premier ha promesso di presentare già domani un piano per affrontare il costo della vita, evidenziando un percorso decennale di progresso che include la costruzione di case popolari e la riduzione del potere di Westminster per concedere maggiore autonomia a città e regioni.

    Nel suo discorso, Burnham si è rivolto a coloro che si sentono “stanchi della politica” nelle “zone dimenticate del Paese”, promettendo di “riportare la speranza” e di “investire nel successo invece di pagare per il fallimento”. Queste dichiarazioni mirano a rispondere alle crescenti preoccupazioni dei cittadini britannici riguardo alla crisi economica e alle disuguaglianze regionali.

    Oggi è attesa la nomina dei ministri chiave, tra cui quelli degli Esteri, degli Interni e del Tesoro. Burnham ha dichiarato che queste scelte rifletteranno le priorità del nuovo esecutivo e che il governo dovrà rappresentare “tutte le anime del partito laburista”.

    Burnham ha una lunga carriera politica alle spalle; entrato nel Labour a soli 15 anni, è stato eletto deputato nel 2001 e ha ricoperto ruoli nei governi di Tony Blair e Gordon Brown. Dal 2017 è stato il primo sindaco di Greater Manchester, riconfermato due volte con un indice di gradimento del 65% al momento del suo addio alla carica. Per succedere a Starmer, si è candidato nella circoscrizione di Makerfield, vicino a Manchester, dove è stato eletto con il 55% dei voti.

    Keir Starmer, nel lasciare Downing Street, ha definito il suo lavoro “finito”, esprimendo soddisfazione per i risultati ottenuti durante i sei anni e mezzo alla guida del partito, che includono il rilancio del Labour e una vittoria elettorale nel 2024. Ha esortato Burnham a non “soccombere alle divisioni” e ha garantito il suo “pieno sostegno”.

  • Investimenti delle aziende italiane all’estero: resilienza nonostante le sfide globali

    Investimenti delle aziende italiane all’estero: resilienza nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle aziende italiane intende investire nei mercati esteri nel 2026.
    Come viene percepito il made in Italy all'estero?
    Il 40% delle aziende considera il clima di mercato per i prodotti italiani come 'molto positivo'.
    Quali sono i principali fattori che influenzano gli investimenti?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori più critici, citati dal 57% delle aziende.

    Nonostante le sfide globali come dazi, politiche protezionistiche e l’aumento dei costi di materie prime ed energia, le aziende italiane attive all’estero dimostrano una forte propensione a investire. Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha analizzato il sentiment delle imprese attraverso la rete delle Camere di commercio italiane all’estero.

    Secondo il report, il 40% delle aziende intervistate considera il clima di mercato per i prodotti italiani come «molto positivo», con una domanda in crescita. Un ulteriore 49% lo giudica «positivo, ma più selettivo», mentre solo il 3% mostra un atteggiamento più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda dell’area geografica: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra un quadro stabile e un atteggiamento prudente.

    In termini di investimenti, il 51% delle imprese ha dichiarato l’intenzione di investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più cauto. Solo il 3% ha segnalato una riduzione dell’esposizione. Analizzando le risposte per area, si nota che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le aziende si dichiarano pronte a investire, mentre in Europa prevale una maggiore prudenza: il 39% è orientato a nuovi investimenti, mentre il 33% adotta strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le scelte d’investimento, i costi energetici e delle materie prime risultano i più critici, citati dal 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà delle imprese intervistate ha indicato la strategia di medio-lungo periodo come prioritaria, mentre il 29% ha sottolineato l’importanza della scelta del partner locale e il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Tra i concorrenti più citati dalle aziende italiane figurano la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Per affrontare le sfide del mercato, le aziende chiedono misure concrete, come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027. Di questi, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, mentre nessuno prevede un rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che il made in Italy è ancora percepito come un simbolo di qualità e reputazione, ma ha avvertito che «oggi non è più sufficiente». Secondo Pozza, nei mercati internazionali è fondamentale mantenere una presenza continua, conoscere le regole locali, scegliere partner affidabili e adattare il modello commerciale per costruire strategie di medio-lungo periodo. La qualità, ha concluso, deve essere vista come il punto di partenza e non come il punto di arrivo.

  • Il Commercio in Italia: Diminuzione dei Punti Vendita e Aumento del Fatturato

    Il Commercio in Italia: Diminuzione dei Punti Vendita e Aumento del Fatturato

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018?
    Il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Qual è stato l'andamento del fatturato nel commercio italiano?
    Il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato una crescita nonostante la crisi?
    Le farmacie hanno visto una crescita del 4,2%, mentre i discount alimentari hanno raddoppiato il loro fatturato.

    Negli ultimi anni, il panorama commerciale italiano ha subito profondi cambiamenti. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi al dettaglio è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, con una perdita di circa 96mila unità, corrispondente a un calo del 14,4%. Tuttavia, in controtendenza, il fatturato complessivo del settore ha registrato un incremento notevole del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

    La crisi ha colpito in particolare i commercianti ambulanti, che hanno visto una contrazione del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, il cui fatturato è diminuito del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno mostrato una crescita del 4,2%, evidenziando come alcuni settori riescano a prosperare nonostante le difficoltà generali.

    Un fattore determinante per l’aumento del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento delle unità locali del 7,4%, con un aumento del 51,2% degli addetti e un fatturato che è raddoppiato, segnando un +101,1%. Questo fenomeno è in parte spiegato dall’aumento dell’inflazione, che nel periodo ha raggiunto il 19,8%, spingendo le famiglie a cercare soluzioni più economiche per i loro acquisti quotidiani.

    In aggiunta, il settore dell’e-commerce, della vendita porta a porta e dei distributori automatici ha visto un’espansione significativa, con un incremento del 13,6% delle unità locali e un fatturato in crescita del 41,9%. Questo cambiamento evidenzia un’evoluzione nelle abitudini di consumo degli italiani, che si stanno orientando sempre più verso modalità di acquisto alternative.

    Dal punto di vista occupazionale, la diminuzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Gli addetti al commercio sono scesi solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come l’abbigliamento e le calzature hanno visto un incremento degli addetti del 22,4%, così come gli articoli culturali e ricreativi, che hanno registrato un +21,4%, nonostante la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per i settori dei carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, invece, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è calato dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%, un fenomeno simile a quello osservato in Francia, dove il formato sembra aver raggiunto la sua fase di maturità.

    Analizzando la situazione sul piano territoriale, i dati attuali mostrano che il Sud Italia mantiene una densità commerciale superiore, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa maggiore capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. Inoltre, il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) che in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    In Breve

    Qual è l'importo del piano triennale di Cremonini?
    Il piano prevede investimenti per 600 milioni di euro.
    Qual è l'obiettivo di fatturato di Cremonini per il 2028?
    L'obiettivo è raggiungere un giro d'affari di 7,5 miliardi di euro.
    Quali settori saranno potenziati dal piano?
    Saranno potenziati la ristorazione e la produzione di carni.

    Il Gruppo Cremonini ha recentemente presentato un ambizioso piano triennale che prevede investimenti per 600 milioni di euro, mirato a rafforzare la catena del valore integrata, espandere la propria presenza internazionale e migliorare l’efficienza operativa. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere un giro d’affari di 7,5 miliardi di euro entro il 2028, mantenendo un tasso di crescita medio del 9-10% e puntando a toccare i 10 miliardi di ricavi entro il 2030.

    Nel 2025, il Gruppo ha registrato un fatturato superiore a 6,4 miliardi di euro e prevede per il 2026 un consolidamento della crescita, con un target di almeno 6,7 miliardi. Tuttavia, l’aumento dei costi energetici sta comprimendo la marginalità, rendendo necessario un approccio strategico per affrontare le sfide del mercato.

    Per il 2026, la prima fase del piano prevede oltre 150 milioni di euro di investimenti, di cui circa 40 milioni saranno destinati al settore della ristorazione. In particolare, Chef Express, una delle divisioni del gruppo, subirà un’ottimizzazione strutturale e un piano di nuove aperture, con un focus particolare sul Mezzogiorno, in particolare in Puglia e nelle grandi isole.

    Il Gruppo Cremonini intende anche partecipare a gare per concessioni in aeroporti, stazioni ferroviarie e aree autostradali, ampliando così la sua offerta nel settore della ristorazione “in viaggio”. Le rimanenti risorse saranno allocate alla produzione di carni bovine e salumi tramite Inalca, nonché alla distribuzione nel mercato Ho.Re.Ca. attraverso Marr.

    Marr, leader nella distribuzione all’Ho.Re.Ca. in Italia, sta attuando un piano di rinnovamento delle sue piattaforme logistiche, con nuove filiali operative a Roma, in Lombardia e in Puglia, e avviando interventi di efficientamento nel Nord Italia. Tuttavia, il Gruppo ha segnalato un calo dei consumi che sta influenzando il settore della ristorazione, con dati Fipe che mostrano un rallentamento degli ingressi nei pubblici esercizi. Nonostante ciò, i consumi nella ristorazione e in generale in Italia rimangono stabili, anche se non brillanti, a causa della perdita di potere d’acquisto dei consumatori.

    Inalca, parte del Gruppo, gestisce oltre 230.000 bovini tra Italia e Polonia e dispone di un importante polo produttivo a Sochocin per la macellazione e lavorazione delle carni. In Italia, l’obiettivo è potenziare la base degli allevatori per aumentare l’integrazione della filiera bovina. Attualmente, circa il 40% dei ricavi di Inalca proviene dall’estero, principalmente dall’Europa, ma anche da mercati come Africa e Russia. Il Gruppo non esclude ulteriori espansioni in Nord America, partendo dal Canada, dove è già presente con uno stabilimento per il confezionamento di salumi, attraverso acquisizioni o joint venture con partner locali.

    Le risorse del piano saranno utilizzate per nuovi stabilimenti, piattaforme e ristoranti, in linea con la strategia di crescita e la filosofia di essere un’azienda di famiglia.

  • Cottarelli: Necessità di Cautela sull’Utilizzo della Flessibilità Ue per il Debito Pubblico

    Cottarelli: Necessità di Cautela sull’Utilizzo della Flessibilità Ue per il Debito Pubblico

    In Breve

    Qual è la posizione di Cottarelli sulla flessibilità Ue?
    Cottarelli ritiene che l'Italia debba essere cauta nell'utilizzare la flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico.
    Come è andata l'economia italiana nel primo trimestre del 2026?
    Il primo trimestre ha mostrato performance positive, con un aumento dell'occupazione e della produzione industriale.
    Qual è l'impatto dell'inflazione sui salari?
    L'inflazione ha portato a una significativa perdita di potere d'acquisto per i lavoratori, con un calo del 13% tra il 2021 e il 2022.

    In un contesto economico complesso, Carlo Cottarelli, economista e ex commissario alla spending review, ha espresso la sua opinione sulla necessità di cautela riguardo all’utilizzo della flessibilità concessa dall’Unione Europea per incrementare il debito pubblico italiano. Secondo Cottarelli, l’aumento del deficit dovrebbe essere considerato solo in caso di necessità, come per evitare una recessione. Attualmente, gli indicatori economici non mostrano segnali allarmanti, pur con le dovute cautele.

    Il primo trimestre del 2026 ha registrato performance relativamente positive per gli standard italiani, con un incremento dell’occupazione e della produzione industriale. Tuttavia, si è notata una lieve flessione a maggio, mantenendo comunque livelli elevati. Pertanto, eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati verso settori specifici colpiti dalla crisi, finanziati attraverso tagli di spesa o aumentando le entrate fiscali.

    Cottarelli ha anche sottolineato l’importanza della trasparenza nei programmi elettorali, evidenziando che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie. Recenti stime indicano che alcuni partiti hanno impegni non finanziati che potrebbero ammontare a 140-150 miliardi di euro all’anno, un importo che, su una legislatura, avrebbe significative implicazioni sul debito pubblico.

    Un altro tema affrontato da Cottarelli riguarda i salari. Negli ultimi trent’anni, i salari reali sono diminuiti di circa il 6,6%. Sebbene l’introduzione di un salario minimo possa avere un ruolo, non risolve il problema strutturale della bassa crescita della produttività. Per affrontare questa situazione, sono necessarie politiche che incentivino gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    Inoltre, l’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita di potere d’acquisto del 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato parte di questo terreno, la ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore rischio per il potere d’acquisto.

    Infine, Cottarelli ha affrontato la questione del consolidamento bancario. Ha affermato che è inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e globale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per le famiglie e le piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario per affrontare le sfide del settore bancario.

  • Sbloccati 300 Milioni per il Gasolio: Nuove Misure per l’Autotrasporto in Italia

    Sbloccati 300 Milioni per il Gasolio: Nuove Misure per l’Autotrasporto in Italia

    In Breve

    Qual è l'importo sbloccato per l'autotrasporto?
    Sono stati sbloccati 300 milioni di euro per le imprese di autotrasporto.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito d'imposta?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Quali veicoli possono beneficiare del credito d'imposta?
    Possono beneficiare le imprese che utilizzano veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato uno sblocco di 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto, come parte di un’iniziativa per sostenere il settore colpito dall’aumento dei costi del carburante. Il decreto attuativo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, prevede un credito d’imposta che può raggiungere il 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli durante il periodo da marzo a giugno 2026.

    Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata anche l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili. Le domande per accedere a questo credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane.

    Questa misura arriva dopo settimane di richieste da parte delle associazioni di categoria e dopo un incontro cruciale tenutosi il 22 luglio al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, sono stati discussi gli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale nel settore dell’autotrasporto.

    Il governo si era impegnato non solo a introdurre il credito d’imposta, ma anche a consentire la dilazione del pagamento delle imposte. Queste misure sono state formalizzate in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro e il credito è stato confermato con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Tuttavia, le associazioni di categoria hanno segnalato incertezze operative nelle settimane successive, portando Unatras a scrivere il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sollecitare tempi certi. In risposta a queste preoccupazioni, è stata annunciata la convocazione, nei primi giorni di settembre, di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica. Questo tavolo, presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, servirà come strumento stabile di confronto su questioni relative alla logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Grazie all’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Grazie all’Intelligenza Artificiale

    In Breve

    Qual è stato l'incremento dei ricavi di STM nel secondo trimestre 2026?
    STM ha registrato un incremento del 26% nei ricavi, raggiungendo 3,487 miliardi di dollari.
    Quali settori hanno contribuito alla crescita dei ricavi?
    I settori delle attrezzature per comunicazioni, delle periferiche per computer e dell'industria automobilistica.
    Quali sono le previsioni di ricavi per il terzo trimestre 2026?
    STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, in crescita del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    STM ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con risultati finanziari notevoli, registrando un incremento dei ricavi del 26%, pari a 3,487 miliardi di dollari. Questo risultato segna un significativo miglioramento rispetto all’anno precedente, quando l’azienda aveva registrato una perdita di 97 milioni di dollari.

    Il margine lordo è cresciuto di 130 punti base, raggiungendo il 34,8%, mentre l’utile netto si è attestato a 222 milioni di dollari. Questi risultati sono stati supportati da una forte domanda nei settori delle attrezzature per comunicazioni, delle periferiche per computer e dell’industria automobilistica.

    Jean Marc Chery, CEO di STM, ha sottolineato l’aumento della domanda in tutti i mercati finali, evidenziando prenotazioni sostenute e una maggiore visibilità. Tuttavia, ha anche segnalato segnali di offerta limitata in diverse categorie di prodotto, con i livelli di magazzino della distribuzione ora al di sotto degli obiettivi standard.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, in crescita del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è previsto al 37%, nonostante l’incorporazione di 70 punti base di oneri per sottoutilizzo degli impianti. Le prospettive per l’ultimo trimestre del 2026 sono ancora più promettenti, con una stima di ricavi superiori a 4 miliardi di dollari, principalmente grazie ai programmi in corso nei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita.

    STM ha anche rivisto al rialzo le sue previsioni sui ricavi per i data center, ora stimati superiori a 1 miliardo di dollari nel 2026, con la possibilità di superare i 2 miliardi nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui.

    Nel semestre chiuso il 27 giugno, i ricavi totali sono stati di 6,582 miliardi di dollari, un incremento rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno era positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Tuttavia, nonostante questi risultati positivi, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, cedendo oltre il 15%. Questo calo è stato attribuito a prospettive leggermente inferiori alle attese e a una correzione in atto nel settore.

  • Cermed di Guspini: Sospensione della Produzione e Avvio delle Procedure di Concordato

    Cermed di Guspini: Sospensione della Produzione e Avvio delle Procedure di Concordato

    In Breve

    Qual è la situazione attuale dello stabilimento Cermed di Guspini?
    Lo stabilimento ha sospeso la produzione e attivato procedure di concordato e cassa integrazione a causa di una crisi aziendale.
    Quali sono le cause della crisi di Cermed?
    La crisi è causata dagli elevati costi energetici, dalla mancanza di gas metano e dai rincari dei trasporti.
    Quali misure sono state richieste per affrontare la crisi?
    Sono state richieste misure per accelerare la realizzazione del metanodotto e garantire la continuità territoriale delle merci.

    Lo stabilimento di ceramiche Cermed, situato a Guspini e che impiega circa 120 lavoratori, ha annunciato la sospensione delle attività produttive. Questa decisione è stata presa in risposta a una crisi aziendale che ha costretto la direzione a mettere in sicurezza gli impianti e il personale, avviando contestualmente le procedure per il concordato in bianco e la cassa integrazione guadagni straordinaria.

    Le ragioni di questa crisi sono molteplici, ma tra le principali si segnalano gli elevati costi energetici e di trasporto, nonché la carenza di gas metano nell’isola. La maggior parte della produzione di Cermed è destinata ai mercati esteri, e l’azienda sta risentendo in modo significativo dei rincari legati al trasporto su gomma e marittimo, oltre agli effetti del sistema di scambio delle emissioni di CO2 (Ets).

    In aggiunta, sono emerse limitazioni nell’operatività bancaria che hanno ulteriormente complicato la situazione, ostacolando la prosecuzione delle attività produttive. Di fronte a questo scenario preoccupante, è stata avviata una mobilitazione per la difesa del sito produttivo. La Regione Sardegna ha già presentato la vertenza al Ministero competente, e a Guspini si è tenuta un’assemblea pubblica con la partecipazione di amministratori locali e regionali.

    Gigi Loi, segretario regionale della Uiltec, ha sottolineato l’urgenza di completare rapidamente le procedure necessarie e ha sollecitato un’accelerazione del progetto per la realizzazione del metanodotto. Ha anche evidenziato l’importanza di coinvolgere i comuni e di adottare misure per garantire la continuità territoriale delle merci, chiedendo alle amministrazioni di assumersi la responsabilità in questa vertenza di rilevanza regionale.

    Come termine indicativo per la risoluzione della crisi è stato citato il 31 agosto, un periodo entro il quale si spera di trovare una soluzione che possa garantire la ripresa delle attività e la salvaguardia dei posti di lavoro.

  • ServiceNow investe 40 milioni di dollari in BusinessNext: un passo verso l’AI nel settore bancario

    ServiceNow investe 40 milioni di dollari in BusinessNext: un passo verso l’AI nel settore bancario

    In Breve

    Quanto ha investito ServiceNow in BusinessNext?
    ServiceNow ha investito 40 milioni di dollari in BusinessNext.
    Qual è la valutazione di BusinessNext dopo l'investimento?
    Dopo l'investimento, BusinessNext è valutata circa 700 milioni di dollari.
    Quali sono i principali clienti di BusinessNext?
    Tra i principali clienti di BusinessNext ci sono la Reserve Bank of India, State Bank of India e HDFC Bank.

    ServiceNow, azienda leader nel settore del software enterprise, ha recentemente investito 40 milioni di dollari in BusinessNext, una società indiana specializzata in soluzioni di intelligenza artificiale per il settore bancario. Questa operazione, che valuta BusinessNext circa 700 milioni di dollari, mira a consolidare la partnership tra le due aziende e a fornire a BusinessNext l’accesso alla rete commerciale globale di ServiceNow, accelerandone così l’espansione.

    Fondata nel 2002 e precedentemente conosciuta come CRMNext fino al 2022, BusinessNext ha sede a Noida e si è affermata come un attore chiave nel settore delle tecnologie per i servizi finanziari. Con oltre 1.300 dipendenti e un fatturato di circa 32 milioni di dollari nell’ultimo esercizio, l’azienda serve oltre 70 banche in India, nel Sudest asiatico, in Medio Oriente e negli Stati Uniti. Tra i suoi clienti figurano nomi di spicco come la Reserve Bank of India, State Bank of India e HDFC Bank.

    Circa la metà dei ricavi di BusinessNext proviene da mercati esteri, un aspetto che il fondatore e CEO Nishant Singh considera fondamentale per la crescita futura dell’azienda. Singh ha spiegato che la scelta di collaborare con ServiceNow, piuttosto che con investitori finanziari, è stata motivata dalla possibilità di sfruttare la macchina commerciale del gigante statunitense per accelerare l’espansione.

    La partnership prevede la vendita congiunta di soluzioni che combinano il software di BusinessNext per la gestione dei flussi di lavoro con le capacità di ServiceNow nell’automazione dei processi e nei sistemi back-office. Kulmeet Bawa, group vice president e managing director per India e SAARC di ServiceNow, ha commentato che il settore finanziario indiano sta evolvendo da sperimentazioni digitali a operazioni su larga scala guidate dall’intelligenza artificiale. Questa collaborazione unisce la piattaforma enterprise di ServiceNow con l’esperienza bancaria di BusinessNext, creando sinergie significative.

    BusinessNext ha sviluppato una piattaforma di “autonomous banking” che utilizza agenti AI per automatizzare i flussi di lavoro bancari, garantendo al contempo la protezione dei dati sensibili su infrastrutture AI private, in conformità con i requisiti normativi e di privacy. Secondo Singh, l’integrazione dell’AI è stata parte integrante della piattaforma fin dall’inizio, portando a un riposizionamento strategico dell’azienda e a una riscrittura completa dello stack tecnologico.

    Nel contesto attuale, i fornitori tradizionali di software enterprise affrontano una crescente concorrenza da parte di soluzioni nativamente basate su AI. L’investimento di ServiceNow in BusinessNext non solo rafforza la sua presenza nel settore bancario, ma amplia anche il portafoglio dell’azienda attraverso acquisizioni, investimenti e partnership strategiche.